Perché il malessere può persistere nonostante la dieta

Perché il malessere può persistere nonostante la dieta: oltre il "falso colpevole"

Per chi vive con la celiachia, il glutine rappresenta spesso l’unico sospettato dietro ogni malessere. Come ricorda il Prof. Luigi Greco, esiste la tendenza a ricondurre automaticamente ogni disturbo gastrointestinale a una contaminazione accidentale. Sebbene l’attenzione alla dieta sia fondamentale, questa convinzione può portare a una conseguenza non prevista: trascurare la propria salute rinunciando a indagare altre possibili cause, convinti che la soluzione sia solo una restrizione alimentare ancora più severa.

La scienza ci spiega perché non è sempre colpa del glutine

Per uscire dal loop del “sospetto costante”, è utile analizzare cosa dice la ricerca internazionale attraverso tre punti chiave:

  1. La “cicatrice” immunitaria e le cellule della memoria

Uno studio recente (FitzPatrick et al., 2025) ha rivelato che, anche dopo anni di dieta corretta, nel nostro intestino rimane una sorta di “memoria” immunitaria. Esistono cellule T specifiche che restano in uno stato di allerta permanente. Questo significa che il sistema immunitario può mantenere una certa reattività o manifestare segnali di infiammazione anche in assenza di nuove e significative contaminazioni. Non è un errore del paziente, ma una caratteristica biologica della patologia stessa.

  1. Il Protocollo SEEC e la Diagnosi Differenziale

Il protocollo della Sociedad Española de Enfermedad Celíaca (SEEC) è molto chiaro: se dopo un lungo periodo di dieta aglutinata i sintomi persistono, bisogna attivare la “diagnosi differenziale”. Lo studio finlandese di Laurikka conferma che molti pazienti presentano sintomi pur avendo i villi intestinali completamente guariti. In questi casi, il colpevole non è il glutine, ma altre condizioni sovrapposte come:

  • Intolleranze associate:Lattosio, fruttosio o sorbitolo.
  • Problematiche funzionali:Come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o la colite microscopica.
  • Sensibilità ai FODMAP:Carboidrati fermentabili presenti in molti cibi, anche naturalmente privi di glutine.

 

  1. L’incognita SIBO (Sovracrescita Batterica)

La ricerca guidata da Joseph Murray (Mayo Clinic) ha dimostrato che quasi il 25% dei celiaci con sintomi persistenti soffre di SIBO. Si tratta di un eccesso di batteri nel tenue che causa gonfiore e diarrea del tutto simili a quelli della celiachia attiva. È importante sapere che la SIBO può colpire anche chi ha una biopsia perfetta (Marsh 0); in questo caso, continuare a colpevolizzare il glutine è controproducente: occorre una terapia mirata per ripristinare l’equilibrio batterico.

Un percorso di cura chiaro: dall’esclusione della contaminazione alla diagnosi funzionale

Assoceliaci ha sviluppato un percorso definito per supportare il celiaco in questo labirinto di sintomi.

In una prima fase, abbiamo introdotto il GlutenDetect in collaborazione con l’azienda Elison di Napoli.

https://www.assoceliaci.it/post/partner/elison-hd/

Questo strumento permette di effettuare il Test dei Peptidi (GIP) nelle urine: un modo oggettivo per verificare se c’è stata davvero un’ingestione di glutine, eliminando con certezza scientifica il dubbio della contaminazione accidentale.

Oggi, facciamo un notevole salto in avanti per la cura del benessere dei nostri soci. Una volta escluso il glutine come causa tramite i test GIP, la nostra nuova collaborazione ci permette di indagare “oltre”:

Misurare per curare: la collaborazione Assoceliaci & Medylab

Essere un paziente consapevole significa passare dal sospetto alla misurazione. Insieme a Medylab, abbiamo individuato dei percorsi di monitoraggio non invasivi per dare risposte concrete ai soci sintomatici:

  • Breath Test specifici:Per diagnosticare con certezza la SIBO o le intolleranze agli zuccheri (lattosio/sorbitolo).
  • Gut Screening Fecale:Un’analisi avanzata per valutare marcatori come la Zonulina (permeabilità intestinale), la Calprotectina (infiammazione organica) e l’Istamina (iper-reattività della mucosa).

Conclusione

Non permettiamo che la preoccupazione per il glutine ci impedisca di vedere il quadro generale della nostra salute. Se i sintomi persistono nonostante una dieta attenta, non è necessariamente un fallimento alimentare, ma un segnale che il corpo ci invia per indagare oltre. La vera prevenzione nasce dall’umiltà di approfondire e dalla scelta di strumenti diagnostici scientifici e d’avanguardia.

Bibliografia

FitzPatrick, M.E.B., Antanaviciute, A., Dunstan, M. et al. Immune–epithelial–stromal networks define the cellular ecosystem of the small intestine in celiac disease. Nat Immunol 26, 947–962 (2025). https://doi.org/10.1038/s41590-025-02146-2

Laurikka P, Salmi T, Collin P, Huhtala H, Mäki M, Kaukinen K, Kurppa K. Gastrointestinal Symptoms in Celiac Disease Patients on a Long-Term Gluten-Free Diet. Nutrients. 2016 Jul 14;8(7):429. doi: 10.3390/nu8070429. PMID: 27428994; PMCID: PMC4963905.

Lappinga PJ, Abraham SC, Murray JA, Vetter EA, Patel R, Wu TT. Small intestinal bacterial overgrowth: histopathologic features and clinical correlates in an underrecognized entity. Arch Pathol Lab Med. 2010 Feb;134(2):264-70. doi: 10.5858/134.2.264. PMID: 20121616.