Silvio Spicacci Minervini:

“La celiachia non deve diventare una gabbia. Informazione, consapevolezza e libertà per migliorare la qualità della vita”

(Agen Food) – Roma, 28 mag. – di Giordana Oddi – La celiachia è una condizione che accompagna milioni di persone nella vita quotidiana, ma spesso, oltre alle restrizioni alimentari necessarie, porta con sé timori, convinzioni consolidate e abitudini che rischiano di trasformarsi in ulteriori ostacoli. In questo scenario nasce Assoceliaci, realtà che punta a promuovere una maggiore consapevolezza e un approccio più informato alla gestione della malattia.

Abbiamo incontrato Silvio Spicacci Minervini, fondatore dell’associazione, in una conversazione intensa che ha attraversato temi normativi, aspetti pratici e soprattutto esperienze umane. Quello che emerge dalle sue parole è una convinzione precisa: una corretta informazione può incidere profondamente sulla qualità della vita delle persone e trasformare un percorso spesso segnato da paure e limitazioni in un’esperienza vissuta con maggiore serenità.

Assoceliaci nasce con l’obiettivo di superare falsi miti e restrizioni non necessarie. Quali sono oggi le convinzioni sbagliate più diffuse sulla celiachia in Italia?

“Uno degli errori più frequenti riguarda l’idea che una persona celiaca possa consumare esclusivamente prodotti che riportano la dicitura ‘senza glutine’. Molte persone finiscono per limitare la propria alimentazione più del necessario, rinunciando a prodotti o situazioni senza una reale motivazione medica. Questo accade perché spesso manca una conoscenza approfondita delle normative e della lettura corretta delle etichette. Quando una persona vive nella paura costante del cibo e del rischio di contaminazione, inevitabilmente riduce la propria qualità di vita. La vera sfida è distinguere la necessaria attenzione dalla paura che porta a privazioni inutili.”

Dal confronto con altri Paesi europei sono emerse differenze importanti. Cosa dovrebbe migliorare l’Italia per garantire una vita più semplice alle persone celiache?

“Credo che il punto centrale sia l’informazione. Le persone dovrebbero ricevere strumenti chiari, pratici e uniformi per gestire la propria quotidianità. Non basta una diagnosi: bisogna accompagnare le persone nel comprendere davvero cosa significhi convivere con la celiachia. Serve una maggiore connessione tra informazione scientifica, normativa e vita reale, affinché i pazienti possano affrontare le scelte quotidiane con maggiore consapevolezza e meno timori.”

Uno dei punti centrali della vostra attività riguarda l’informazione e la lettura consapevole delle etichette. Quanto è cambiata negli anni la trasparenza dell’industria alimentare e quali sono ancora le principali criticità?

“Negli ultimi anni la sicurezza alimentare ha fatto passi avanti enormi. Oggi le aziende hanno una sensibilità molto maggiore rispetto al passato e investono sempre di più nella gestione degli allergeni e nella sicurezza dei processi produttivi. La criticità, però, spesso non riguarda gli strumenti disponibili, ma il modo in cui le persone imparano a utilizzarli. Molti credono di sapere leggere un’etichetta, ma in realtà non hanno ricevuto una formazione adeguata. Per questo motivo riteniamo fondamentale fare divulgazione: una persona informata può affrontare le proprie scelte con maggiore serenità e autonomia.”

Parlate di inclusione autentica e abbattimento delle barriere quotidiane. Quali sono oggi le difficoltà che una persona celiaca incontra più spesso nella vita di tutti i giorni, tra ristorazione, scuola e socialità?

“Le difficoltà cambiano in base all’età e alle situazioni personali. Per un genitore di un bambino piccolo possono esserci preoccupazioni legate alla scuola, alle feste o ai momenti di condivisione con altri bambini. Per un adulto spesso entrano in gioco la ristorazione, i viaggi e la socialità. Quello che noto spesso è che la paura rischia di diventare una barriera ulteriore. Mangiare dovrebbe continuare a essere un momento di serenità e condivisione, ma quando si sviluppa una percezione costante del rischio si rischia di rinunciare a esperienze e occasioni che potrebbero essere vissute con maggiore tranquillità.”

Guardando al futuro, quali sono i principali obiettivi che Assoceliaci vuole raggiungere nei prossimi anni e quale messaggio desidera lanciare alle istituzioni e alle aziende del settore alimentare?

“Il nostro obiettivo è continuare a lavorare sulla divulgazione e portare sempre più strumenti concreti e informazioni basate su evidenze scientifiche. Alle aziende chiediamo di continuare a investire nella sicurezza alimentare e nella gestione rigorosa dei processi produttivi, perché su questi aspetti non si può mai abbassare l’attenzione. Alle persone celiache, invece, vorrei dire di non rinunciare inutilmente a pezzi della propria vita: la celiachia richiede attenzione, ma non dovrebbe trasformarsi in qualcosa che limita più del necessario.”

Quali sono i benefici per un iscritto alla vostra associazione e che numeri avete raggiunto?

“Stiamo crescendo costantemente e continuiamo ad accogliere nuove persone che si avvicinano alla nostra realtà. La nostra idea non è quella di offrire semplicemente servizi o strumenti pratici, ma soprattutto informazione e consapevolezza. Crediamo che comprendere davvero la celiachia significhi vivere meglio la propria quotidianità. Chi entra in Assoceliaci entra a far parte di un percorso che punta a dare conoscenza, autonomia e una maggiore serenità nella gestione della propria vita.”

La conversazione con Silvio Spicacci lascia una riflessione che va oltre la dimensione strettamente alimentare. La celiachia richiede attenzione, responsabilità e consapevolezza, ma non dovrebbe trasformarsi in un limite che restringe la vita oltre il necessario. Tra aspetti normativi, sicurezza alimentare e quotidianità, la sfida sembra essere proprio questa: trovare un equilibrio tra prudenza e libertà, affinché il cibo possa continuare a rappresentare non soltanto una necessità, ma anche un momento di condivisione e normalità.