Per molti è stata la prima volta che capivano davvero le etichette
Il Celiakè 2026 è stato un successo. Non lo diciamo per autocelebrazione — lo diciamo perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, ascoltato nelle parole delle persone che si sono fermate al nostro stand, vissuto nella scena che non dimenticheremo mai.
Una bambina celiaca di 9 anni, in piedi davanti a noi, che non aveva mai mangiato una M&M’s in vita sua. Non per una ragione medica reale. Per paura. Per una disinformazione costruita nel tempo, che nessuno aveva mai smontato davanti a lei e alla sua famiglia.
Abbiamo smontato quella paura. Insieme. Leggendo un’etichetta.
Eravamo con i celiaci, tra i celiaci
Assoceliaci era presente al Celiakè con uno stand, con i propri soci fondatori arrivati da tutta Italia, con guide informative e — soprattutto — con la disponibilità ad ascoltare. Abbiamo ascoltato i dubbi, le storie, le paure di decine di persone. E poi abbiamo risposto con l’unica cosa che abbiamo: la legge.
Il Regolamento UE 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti. Le norme europee sulla sicurezza alimentare. Le etichette, lette come prescrive la normativa vigente — non come suggerisce chi ha interesse a renderle più complicate di quello che sono.
Per molte persone è stato un momento di vera liberazione. Scoprire che leggere un’etichetta è semplice, che le regole esistono e funzionano, che decine di prodotti considerati “a rischio” sono in realtà perfettamente sicuri e conformi alla legge: è bastato spiegarlo con calma, documento alla mano, per vedere cambiare l’espressione sul volto delle persone.
La paura della contaminazione: un dogma costruito
Con quasi tutti quelli con cui abbiamo parlato abbiamo trovato la stessa convinzione di fondo: la contaminazione è ovunque, è permanente, è inevitabile. Una paura atavica che non ha riscontro né nella scienza né nella normativa europea vigente.
Abbiamo incontrato persone che non mangiavano le olive per via del gluconato ferroso. Persone che vietavano ai propri figli prodotti regolarmente in commercio. Famiglie che vivevano con restrizioni alimentari che nessun medico aveva mai prescritto e nessuna legge impone.
Questa paura non nasce dal nulla. È stata costruita, alimentata e mantenuta da chi ha un interesse economico diretto a farlo. Chi vende marchi privati di certificazione «senza glutine» alle aziende alimentari ha tutto l’interesse a far percepire come pericolosi i prodotti che non li portano. La paura dei celiaci è, per chi gestisce questo sistema, un modello di business.
Una bambina e le sue prime M&M’s
Abbiamo dedicato tempo a una famiglia. Abbiamo spiegato, con pazienza, come si legge un’etichetta secondo la norma vigente. Il padre ha ascoltato. Ha capito. Ha detto sì a sua figlia.
Dopo pochi secondi, quella bambina di 9 anni è scoppiata in lacrime abbracciando il papà.
Non è più accettabile che nel 2026 le famiglie facciano vivere ai propri figli limitazioni del genere senza motivazione medica. Non è accettabile che le istituzioni lascino campo libero a chi diffonde informazioni in contrasto con la legge europea, mentre chi quella legge la difende viene ignorato.
Assoceliaci tornerà. Continuerà a stare tra i celiaci, ad ascoltare, a spiegare, a liberare le persone dalla paura con lo strumento più potente che esiste: la conoscenza delle norme.
Per questo esistiamo. Per questo lo facciamo gratis.