Celiachia e “Terrorismo Alimentare”

Celiachia e " Terrorismo Alimentare": Quando la Legge è più Chiara del Prontuario

Da oltre vent’anni, la comunità dei celiaci in Italia convive con una cappa di incertezza e timore. “Posso mangiarlo?”, “Sarà contaminato?”, “Perché manca la Spiga Sbarrata?”. Domande legittime che, troppo spesso, hanno ricevuto risposte basate più su logiche di marketing e interessi economici che su reali evidenze medico-scientifiche.

Oggi emerge una verità che Assoceliaci sostiene da tempo: la normativa europea è diventata così stringente da tutelare il consumatore celiaco molto più di quanto facciano alcune linee guida private.

La Svolta nel Prontuario 2024: La resa dell'AIC

Il dato sorprendente è che persino l’AIC (Associazione Italiana Celiachia), nel suo Prontuario 2024, è stata costretta ad ammettere ciò che la legge sancisce da anni:

“Il celiaco oggi può affidarsi alla sola lettura dell’etichetta: la normativa europea ha reso quest’ultima una fonte sicura e affidabile di tutte le informazioni utili al consumatore.”

Con questa dichiarazione, sottoscritta dai vertici dell’associazione stessa confermano che è sufficiente scegliere prodotti con la dicitura “senza glutine” o analizzare correttamente gli ingredienti. È un’ammissione che smantella decenni di quello che possiamo definire “terrorismo alimentare”.

L’ABC del Celiaco: Un protocollo senza base scientifica

Per anni, il cosiddetto “ABC del celiaco” ha alimentato l’ansia dei pazienti, asl e medici, spingendoli a credere che senza un bollino specifico ogni pasto fosse un rischio. Eppure, questo protocollo fornisce spesso indicazioni contrarie alla legge, specialmente per quanto riguarda gli additivi, con oltre 40 eccezioni difficili anche da imparare. Oltre a questo:

  • Assenza di basi scientifiche:Non esistono evidenze mediche o tecniche sui processi produttivi che confermino le restrizioni dell’ABC.
  • Mancanza di paternità:Non si conoscono gli autori di tali linee guida; non hanno validità legale né accademica.
  • Incongruenza social:È paradossale che, nonostante l’apertura ufficiale alle etichette, nei gruppi social legati all’associazionismo tradizionale si continui a etichettare come “a rischio” tutto ciò che non è definito dal claim “senza glutine”, ignorando le norme civili vigenti.

 

Oltre il "Claim": La Scienza contro il Business

Perché si continua a censurare o bannare chi segnala che molti snack famosi sono sicuri, pur non riportando il claim “senza glutine”? La risposta sembra risiedere in un palese conflitto di interessi.

L’Associazione Italiana Celiachia incassa circa 1,4 milioni di euro dalla concessione del marchio “Spiga Sbarrata” e “Prontuario degli Alimenti”, a fronte di costi per stipendi che sfiorano il milione di euro. Crediamo fermamente che un’attività sociale non debba trasformarsi in un impero commerciale basato sulla restrizione alimentare immotivata.

 

 

La realtà medico-legale parla chiaro:

  1. L’etichetta è Legge:Il Regolamento UE 1169/2011 impone di indicare chiaramente qualsiasi ingrediente contenente glutine.
  2. Sicurezza UE:Se un prodotto non presenta ingredienti vietati o allergeni dichiarati, è sicuro.
  3. No ai falsi allarmi:Non esiste alcuna ragione medica per escludere alimenti che, per legge, sono privi di allergeni in etichetta.

 

Obiettivo: Migliorare la Qualità della Vita

La conseguenza di queste politiche restrittive è la segregazione sociale e lo stress cronico. La salute non è solo assenza di malattia, ma anche benessere psicologico e serenità nel gesto quotidiano di fare la spesa.

È tempo di dire basta a restrizioni senza fondamento scientifico. È tempo di restituire ai celiaci la libertà di scegliere basandosi sui fatti e sulla legge, non sui marchi privati.

Assoceliaci: gli unici che hanno davvero a cuore la tua salute e la tua libertà.