Riso Scotti e il “rischio” glutine:

Riso Scotti e il “rischio” glutine: facciamo chiarezza tra etichette e realtà

Negli ultimi tempi, il tema della sicurezza alimentare per le persone con celiachia è diventato oggetto di discussioni sempre più accese, soprattutto sui social. Al centro del dibattito troviamo alcuni mix di riso, definiti da qualcuno “a rischio”, nonostante la natura stessa del cereale.
Come associazione, riteniamo doveroso riportare il confronto su un piano tecnico, normativo e oggettivo, lontano da logiche emotive o commerciali.

Il punto di partenza: il riso è naturalmente privo di glutine

Il riso è un alimento naturalmente senza glutine. Non si tratta di un prodotto “deglutinato” o modificato: il glutine non fa parte della sua struttura proteica.
Nel caso specifico di Riso Scotti, l’azienda ha dichiarato di operare con:
• una filiera dedicata esclusivamente al riso
procedure strutturate di gestione degli allergeni
• controlli analitici costanti
• valori di glutine inferiori ai 20 ppm, soglia prevista dalla normativa europea per poter definire un prodotto “senza glutine”

Si tratta di elementi oggettivi che rientrano negli obblighi di legge in materia di sicurezza alimentare.

Il tema del “bollino”: obbligo o scelta commerciale?

È importante ricordare che l’apposizione della dicitura “senza glutine” in etichetta, così come l’adesione a marchi privati o prontuari, è una scelta volontaria dell’azienda.
La sicurezza alimentare, invece, non è facoltativa: è un obbligo normativo che vale per tutti gli operatori del settore alimentare. Nessun alimento realmente pericoloso può essere immesso sul mercato.
La mancanza di un marchio privato non equivale automaticamente a un rischio reale. Confondere questi due piani — sicurezza legale e certificazione commerciale — può generare disinformazione e paure non fondate.

Il ruolo della comunicazione

Negli ultimi mesi sono circolate sui social affermazioni che definiscono “a rischio” alcuni mix di riso.
Come associazione, riteniamo che:
• il concetto di “rischio” debba essere supportato da dati analitici, non da interpretazioni
• la comunicazione in ambito celiachia debba essere responsabile, chiara e verificabile
• la tutela dei consumatori non possa basarsi su dinamiche di marketing o accordi economici

Quando un’azienda dimostra di avere filiere dedicate, controlli strutturati e risultati analitici conformi alla normativa, è corretto attenersi ai fatti.

La posizione di Assoceliaci

Assoceliaci promuove da sempre: l’educazione alla lettura consapevole delle etichette la conoscenza della normativa europea la distinzione tra obblighi di legge e certificazioni volontarie una comunicazione basata su evidenze e non su percezioni.
La celiachia è una condizione seria e merita rigore, non allarmismi. Invitiamo tutti a informarsi attraverso fonti ufficiali, a verificare le dichiarazioni e a mantenere un approccio critico ma equilibrato. La sicurezza alimentare è un diritto, ma anche la correttezza dell’informazione lo è.
Continueremo a monitorare e approfondire ogni situazione che possa generare dubbi nella nostra comunità, sempre con l’obiettivo di tutelare le persone celiache attraverso trasparenza, competenza e responsabilità.

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